"...Questa augusta magione e d'oro e d'ostro riccamente ornata, ove'n
copia gemme, in copia i lumi vibran si vivi rai qual le più alte e le più
chiare stelle...s'albergare qua giù voglian i dei ove alberghin i dei
non sembra degna?..."
Questa è la definizione che il filosofo Gian Battista Vico diede
del fiero castello di Roccadaspide, nel "Giunone in danza", composto in occasione delle
notte del suo allievo Giambattista Filomarino, ottavo principe di Rocca d'Aspro con
Maria Vittoria Caracciolo nel 1722.
Roccadaspide è un susseguirsi di chiese, da quella di
Santa Sinforosa (X secolo),
patrona del paese insieme a
San Getullio,
martiri cristiani durante l'impero di Adriano, a quella del
Carmine o Dei Morti (VIII secolo).
Ma il fulcro della devozione popolare è
la Chiesa della NativitĂ , un autentico scrigno di opere d'arte.
Scendendo a valle è d'obbligo una sosta al
Convento di Santa Maria delle Grazie o Di Sant'Antonio
edificato nel 1415.
A meno di un Km dal paese vi sono invece i ruderi del Convento Carmelitano e della chiesa di
Santa Maria dell'Arco, del primo decennio del XVII secolo.
Sorto nel Medioevo, all'ombra del castello, attualmente dimora della famiglia Giuliani,
il centro storico si snoda attraverso un labirinto intricato di viuzze, scalinate e passaggi
che conducono comunque alla piazza antistante il castello, sorto probabilmente intorno alla
prima metè del XIV secolo.
Il Borgo antico di Roccadaspide rivive durante il
Borgo delle Meraviglie
la grande manifestazione che ogni anno, a fine luglio, rianima e risveglia il centro
grazie all'arrivo di artisti e musicisti, alternando
concerti ed eventi pittorici, accompagnati anche da una manifestazione eno-gastronomica.
Roccadaspide ha un'economia prevalentemente agricola, il vero protagonista dei monti e dei fittissimi boschi
che li ricoprono è il
Marrone di Roccadaspide, una castagna dall'eccezionale fragranza,
particolarmente ricca di potassio, cui è dedicata una sagra tra la fine di ottobre ed i primi giorni
di novembre.
Durante la sagra, Roccadaspide intera profuma di caldarroste, di marrons glacès e di tutti i prodotti tipici
ricavati dal frutto generoso del castagno (Castanea Sativa), originario dell'Europa orientale o Asia Minore,
diffuso poi dai Romani sulle Alpi e sugli Appennini e che ha costituito per secoli il nutrimento delle
popolazioni rurali di zone collinari e montane in inverno.